Lili Reinhart ti ricorda che non sei sol* nella lotta con la dismorfofobia

"È una sfida guardare il proprio corpo con amore"

Lili Reinhart ha iniziato il nuovo anno con un'importante riflessione su come gli standard di bellezza irreali che vediamo ovunque sui social impattino sulla salute mentale e fisica di molte persone, compresa la sua. 

Dopo aver condiviso sulle sue Storie di Instagram una poesia intitolata a love note to my body della scrittrice Cleo Wade, la star di Riverdale ha parlato con onestà della sua lotta personale con l'accettare il proprio corpo e di come sia una sfida quotidiana guardarlo con amore invece che sottoporlo a costanti critiche:

"Ho lottato con pensieri ossessivi sul mio corpo/peso negli ultimi mesi ed è peggiorato nell'ultima settimana", ha scritto Lili in un lungo post. "Quindi voglio prendermi un momento per essere vulnerabile e condividere questo nella speranza che anche voi che state lottando non vi sentiate soli. Sono qui con voi".

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L'attrice, che lavora nel mondo dello spettacolo da quando aveva 18 anni, ha continuato: "È difficile guardare il proprio corpo con amore invece che criticarlo. È una qualcosa che sto ancora imparando. Non pensavo che lavorare in questo settore, così ossessionato dai corpi e dal peso delle donne, potesse mai scalfire il rapporto positivo con il mio corpo... ma è successo. Vorrei non essere cresciuta in un'epoca in cui i media adoravano solo le donne con la taglia da campionario".

Certo, è una consapevolezza difficile da maturare, ma come spiega bene Lili, iniziare a parlarne e capire in che modo gli standard di bellezza irreali ci condizionano può aiutarci ad affrontare il problema e ricordarci di rispettare sempre il nostro corpo:

"Il mio corpo mi ha accompagnato attraverso 25 anni di vita. Tutte le mie cicatrici, lacrime, traumi... Vorrei poterlo amare di più, anche quando non mi sembra quello che avevo 20 anni. Ma ci sto provando. So che il mio corpo merita uguale amore e ammirazione a qualsiasi taglia. Non sentirsi a casa nella mia pelle è una sensazione devastante."

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Dopo aver condiviso l'immagine della statua greca di Afrodite, come esempio di rappresentazione realistica del corpo di una donna, Lili chiude il suo messaggio ricordandoci che non siamo soli e che possiamo imparare a gestire questo tipo di sentimenti negativi attraverso la condivisione: 

"È doloroso pensare che centinaia di milioni di persone siano così preoccupate per l'aspetto del loro corpo. Questo è un sistema incredibilmente malato. Da qualche parte lungo la linea temporale, l'umanità ha davvero incasinato tutto. So di non essere la sola a pensare in questo modo tossico al mio corpo. Ed è straziante che questa sensazione sia compresa da così tanti di noi. Continuiamo a parlarne. Normalizziamolo. Siamo empatici con gli altri. Mostriamo compassione e gentilezza".

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Per Lili Reinhart questo è sempre stato una tema importantissimo, ma leggere queste sue parole fa capire quanto la dismorfofobia, la preoccupazione legata alla percezione di uno o più difetti fisici inesistenti o lievi che determina un grave disagio, sia un problema reale e generazionale e che chiunque può trovarsi ad affrontare. Lili è infatti un personaggio pubblico e popolare, per questo è molto spesso presa come “esempio” da seguire, come canone a cui ambire, invece anche lei subisce le stesse pressioni.

Confrontare il proprio corpo con foto ritoccate e modificate dai filtri è un modo molto tossico di agire. Quelle foto patinate non sono reali, il nostro corpo è reale ed è il nostro più fedele alleato

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